......Costa Rica bella da visitare, strana per viverci.......
La Svizzera del Centro America
Sono già passati due anni dal mio arrivo in Costarica. E la pioggia non cessa. Non sono riuscito a tornare in Italia, nemmeno per la fiera del turismo, come facevo quando vivevo in Venezuela. Le tanto anelate e decantate pace e tranquillità della Svizzera del Centro America appaiono tediose e prive di “sabor latino”, quel “sabor” che per ben diciassette anni mi ha accompagnato nella terra di Bolìvar.
Sebbene all'inizio avessi avuto un periodo di leggero rifiuto, mi bastarono pochi mesi per capire che quella sarebbe potuta diventare la mia nuova patria. Il calore dei venezuelani, che mi hanno accolto come uno di loro non l'ho più ritrovato, nemmeno quando ho fatto ritorno al mio paese. A San Josè di Costarica i giorni somigliano ai visi delle giovani donne che si incontrano in autobus : seri ma timidamente educati, con lo sguardo perennemente rivolto al finestrino, per evitare qualunque tipo di conversazione con chi sta seduto loro accanto. Conversazioni del genere potrebbero essere interpretate come molestie sessuali.
E' un tipo di discorso, questo, che qui va molto di moda, e non riesco a capire se sia perchè gli uomini siano maniaci paranoici, o se le donne soffrano di manie di persecuzione. Sta di fatto che parlare di “molestie” è diventata una normalità. Abituato alla comunicativa degli abitanti di Caracas mi è costato molto integrarmi in una società che non riflette l'idiosincrasia latinoamericana.
Vi percepisco delle similitudini con la frigidità della mia città natale, atteggiamento che ho sempre rifiutato e dal quale sono sempre fuggito: perchè tutto si può dire di Milano, tranne che sia socievole. Questo comunque è anche un luogo molto caloroso, affettuoso, e se ti capita di starnutire, camminando per strada c'è chi ti grida “salute!”, anche da lontano: quindi durante i momenti di solitudine a San Josè, basta passeggiare per strada e starnutire ogni tanto, per sentirsi qualcuno vicino.
Il Costa Rica è dunque un bel paese, dove si puo' assaporare quella “apparente” tranquillità costaricense. La biodiversità e la natura lussureggiante rimandano a luoghi primitivi. I paesaggi verdi ed armoniosi e il canto melodioso degli uccelli sono la prova tangibile della fama che si è creata attorno a questo paese, ma purtroppo non concordano con la decantata condizione sociale.
La capitale, San Josè, è ben lungi dal rappresentare la tanto rinomata conservazione dell'ambiente: i passanti vengono intossicati dai tubi di scappamento di camion ed autobus, le cui nuvole nere si impossessano dei polmoni e dell'anima delle persone come mostri dei film del terrore. L'immondizia è ovunque e le strade abbondano di rifiuti sparsi da chi, durante la notte, vi ha cercato qualcosa per sopravvivere. La proliferazione della prostituzione infantile è una macchia oscura, non solo per i turisti americani od europei che la finanziano, ma anche per alcuni dei supposti difensori degli adolescenti, che di fronte a questi casi preferiscono chiudere un occhio. L'inquinamento acustico si acuisce con il demenziale comportamento alla guida.
Timidezza e frustrazione caratterizzano il comportamento delle nuove generazioni costaricensi, formate da giovani ragazzi spaventati e belle ragazze preoccupate soprattutto del loro “body language”, un meccanismo utilizzato al posto dell'ormai fatiscente comunicazione verbale. Lo straniero viene visto come un invasore imperialista, e farsi accettare non è semplice. La forte influenza del Nord America ha originato un misto di rigoglioso sviluppo economico e di tollerata diffidenza. Oltre la tipica cordialità, mai priva di un cortese sorriso, si nasconde uno sguardo indagatore che lascia trapelare un atteggiamento difensivo. A queste impressioni generali si contrappongono casi di vere e proprie manifestazioni d'affetto e di solidarietà che stupiscono, perchè rare, ma che hanno reso possibile il mio inserimento in questo paese.
Credo possa essere più intenso riuscire a convivere con persone - che già si conoscono, o che ancora si devono conoscere – con le quali creare e consolidare sentimenti forti ed importanti, che mi aiutino ad ampliare il mio ventaglio di amori nostalgici, radicati in tutto il mondo. Sì perchè noi viaggiatori del mondo siamo sempre sul punto di incontrare qualcuno, o abbiamo appena lasciato qualcuno, e così creiamo un circolo che rafforza le nostre nostalgie. Credo che solo i brasiliani posseggano la parola giusta per descrivere questo sentimento che chiamano “saudaji” : una nostalgia ottimista, che lungi dal suscitare depressione, fa affiorare un sorriso dolce-amaro nel momento in cui riaffiorano i ricordi.
Fu Voltaire a dire che la felicità non è che un succedersi di triste ottimismo e allegro pessimismo? Non ricordo. Se non è stato lui, forse era qualcuno che gli somigliava...non importa.

Costa Rica
Lorenzo